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Vent’anni fa usciva in Germania Gesamtkunstwerk Stalin (Hanser, Monaco 1988), il libro che ha rivoluzionato la nostra percezione della rivoluzione. Il tema manifesto era il realismo socialista, la sua genesi, il suo significato; ma Groys mirava ad altro e ci mostrò come un problema di filosofia dell’arte poteva illuminare con precisione il fenomeno politico più importante del Novecento. La tesi: «I primi risultati della destalinizzazione sorpresero tutti coloro che (soprattutto in Occidente) avevano visto nello stalinismo una regressione rispetto al precedente periodo progressista, razionalistico e occidentalista dell’avanguardia, e si aspettavano che la Russia dopo la fine dell’incubo staliniano riprendesse semplicemente quello “sviluppo forzatamente interrotto”. Ovviamente non accadde nulla di simile, perché nel paese tutti intuivano che lo stalinismo era solo la fase finale [Endphase] dell’utopismo vittorioso. Perciò la reazione allo stalinismo non fu avanguardistica, bensì al massimo grado tradizionalistica [extrem traditionalistisch]».
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Ernst Jünger, Gärten und Straßen [1942], in Id., Sämtliche Werke, sez. I, t. 2, vol. II, Klett-Cotta, Stoccarda 1979 ss. (versione italiana)
Mille fili intrecciano natura e cultura. Il 23 giugno del 1940, nelle retrovie della folgorante avanzata hitleriana in Francia, se ne accorse anche il capitano Jünger e buttò giù questo appunto:
Heraklit hat recht: Keiner geht zweimal durch den gleichen Fluß. Das Geheimnisvolle an solchem Wechsel liegt darin, dass er Veränderungen in unserem Innern entspricht — wir bilden uns die Welt, und was wir erleben, ist nicht dem Zufall untertan. Die Dinge werden durch unseren Zustand angezogen und ausgewählt: die Welt ist so, wie wir beschaffen sind. Jeder von uns vermag also die Welt zu ändern — das ist die ungeheuere Bedeutung, die den Menschen verliehen ist. Und daher ist es auch so wichtig, dass wir an uns arbeiten.
Cinquant’anni intercorrono tra questo testo e la scoperta di Rizzolatti. Jonah Lehrer direbbe che questo è uno di quei casi in cui la letteratura anticipa la scienza.
Ma se parliamo di anticipazione, dobbiamo presupporre una meta, e se c’è una meta c’è anche la fine di un processo.
La filosofia commercia da sempre con l’idea di perfectio. Più problematico sembra accordare scienza e compimento — scienza e pace.
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Cormac McCarthy, Blood Meridian Or the Evening Redness in the West [1985], Modern Library Edition, New York 2001, p. 19:
A man's at odds to know his mind cause his mind is aught he has to know it with. He can know his heart, but he dont want to. Rightly so. Best not look in there. It aint the heart of a creature that is bound in the way that God has set for it.