Manifesto degli studi ovvero hysteron proteron

 

L'università italiana passa dai finanziamenti “a pioggia” a quelli “premiali” — formole astruse e grottesche per un concetto elementare: il finanziamento generalizzato è sostituito da quello mirato, la ricerca dal ricercatore, l'oggetto dal soggetto. L'interesse personale prende il posto della scienza impersonale. Insomma è la solita sbobba del merito e della meritocrazia (ci si ammala a scrivere e pronunciare queste parole).

Per ottenere i finanziamenti bisogna pubblicare il più possibile, cioè senza limiti e diciamo pure senza ritegno. Se pubblichi di più, meriti di più. Ma in questa maniera si trascura un particolare grande quanto una montagna, anzi si inverte un processo logico oggettivo: per pubblicare bisogna studiare, bisogna viaggiare alla ricerca dei necessari strumenti (libri, riviste, tecnologie ecc.); c'è da perdere un sacco di tempo e c'è da spendere soldi.

Ora studiare, cercare e viaggiare sono azioni rese possibili dal finanziamento. Ma con l'attuale riforma il finanziamento è concepito in modo tale da premiare solo i risultati. E il risultato è concepito qui in senso commerciale, o sia come negazione del processo e più precisamente come sponsorizzazione. Questo significa che devi intercettare i danari prima di metterti a studiare, che devi pubblicare prima di iniziare la tua ricerca. Devi pubblicare indipendentemente dallo studio e dalla ricerca. Devi pubblicare e basta, senza scrupoli “scientifici”.  

Così merito e meritocrazia approdano liquidamente all'autoschediasmo e alla disinformazione. Kein Wunder. La meritocrazia, se qualcuno non l'avesse ancora capito, premia solo l'ignoranza.

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