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conversari

 

Da un'intervista a Manlio Sgalambro [Fino alla fine del mondo, a cura di G. Raciti, in «Ideazione», a. IV, n. 6, nov.-dic. 1997]:

 

D. Il prolungamento farmacologico dell'esistenza media trova un corrispettivo oggettivo nell'estensione della notte pubblica. Curioso che la notte sia diventata il regno dei giovani, non crede?


R. La notte oggi è sicura. E' il giorno pericoloso. E difatti il giovane di giorno si rintana. Anche i delitti, per lo più, avvengono di giorno. Nella notte regna l'anacronistico 'mostro'. "Regno dei giovani" oppure è essa che regna sui giovani? La disposizione degli eventi si afferra di colpo, la notte. L'ordine regna sovrano. Il giorno degli adulti è disordinato e caotico, la notte mostra disciplina e intimità assieme. Domina una pace noumenale. I praticanti della notte regrediscono ai confini dell'inorganico dove è pace e eternità. I giovani sono i Führer della notte. Essi dirigono la politica con tocco leggero e sapienza. Mentre la politica del giorno è greve e nefasta.

 

Da un'intervista a James G. Ballard [Geometrie etiche e paesaggi spinali, a cura di G. Raciti, in «Ideazione», a. V, n. 5, sett.-ott. 1998]:
 

D. Lei ha dichiarato che certi quadri di Max Ernst o di Salvador Dalì, definiti per lo più 'onirici', in realtà non somigliano affatto ai nostri sogni. Nessuno sognerebbe il paesaggio vetrificato di Europe après la pluie. Ci si può chiedere allora quale sia l'effettivo luogo di origine di quelle immagini. Qui, credo, entra in gioco la sua nozione di "paesaggio spinale". Può tracciare il perimetro di questo importante concetto? Del resto i suoi testi insistono sullo spazio come distanza "mentale"; penso, per es., ai deserti di Hello America. Trovo inoltre memorabile una sua battuta sulla telepatia: il mistero non è il fatto che due menti comunichino, ma che non comunichino affatto.


R. Sogni? E' un argomento troppo vasto per chiuderlo in un capoverso. Quando parecchi anni fa ho usato l'espressione paesaggio spinale pensavo a quei vaghi proto-paesaggi o meta-paesaggi che al momento della nascita sono sepolti, tra blocchi di percezioni spaziali, nelle profondità del sistema nervoso centrale, e che tuttavia sono già pervasi dai nostri appetiti elementari, dal senso dell'umidità, della secchezza, del caldo e del freddo. Nel corso dell'evoluzione umana alcuni di questi paesaggi possono assumere un'importanza speciale, possono rappresentare una sorta di psico-geografia ancestrale. I surrealisti, in particolare, sembrano avere avuto un accesso parziale a questi mondi, ma è possibile intravederli in molti pittori figurativi, specie negli sfondi di Leonardo, Moreau, Van Eyck ecc. Nessun occhio umano avrebbe mai potuto vedere le rocce porose di Europe après la pluie, eppure esse formano la traccia complessa d'un mondo incastrato nelle profondità del tempo come un fossile in uno scoglio gessoso. E poiché ciò che indichiamo come mondo della realtà quotidiana non è che una costruzione del sistema nervoso centrale, nulla vieta di assimilare certi momenti d'intensa rivelazione visiva, come ne capitano a tutti in luoghi inattesi, a folgorazioni di questa stessa natura. Telepatia? Non ci credo affatto, ma trovo sorprendente che gli uomini non abbiano esteso l'ambito delle loro capacità in materia di comunicazioni extralinguistiche (posture corporali, moti facciali). E' possibile che ciò stia a indicare il carattere relativamente recente della nostra condizione di animali sociali. 
 

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