Detto diversamente

La critica cui sottoponiamo la radio e la televisione provocherà anzitutto la reazione seguente: non è ammesso generalizzare a questo modo; dipende esclusivamente da che cosa "facciamo" di questi dispositivi, da come li adoperiamo, dagli scopi che vogliamo raggiungere impiegando questi mezzi: buoni o cattivi, umani o disumani, sociali o antisociali.

Questo argomento ottimistico seppure si possono chiamare argomento le "belle frasi" , che risale all'epoca della prima rivoluzione industriale, è ben noto; e continua a essere accettato con uguale sconsideratezza dagli appartenenti ai campi più diversi.

La sua validità è più che dubbia. la libertà di disporre della tecnica, che ne è il presupposto; la credenza che esistano porzioni del nostro mondo che non sono altro che "mezzi", a cui si possono assegnare ad libitum "scopi buoni", sono pure illusioni. Dispositivi quali radio e televisione sono essi stessi fatti; e sono fatti che ci plasmano. E questo dato di fatto, che ci plasmano qualunque sia lo scopo al quale li impieghiamo, non viene eliminato soltanto perché noi li degradiamo verbalmente a "mezzi". La verità è che lo scindere grossolanamente la nostra vita in "mezzi" e "scopi", come si fa a proposito di questo argomento, non ha nulla a che vedere con la realtà. La nostra esistenza, la quale è improntata senza residui dalla tecnica, non si divide in tratti di strada ben delimitati e separati l'uno dall'altro, di cui gli uni sono contraddistinti dal cartello stradale "mezzi", gli altri da quello "scopi". Questa divisione è legittima solo per azioni singole e procedure meccaniche isolate. Non lo è quando si tratta della "totalità", in politica o in filosofia. Chi articola la nostra vita, presa nel suo insieme, in base a queste due categorie la considera già un processo tecnico.

Anders, 1957